SOCIETA' ITALIANA DI CHIRURGIA PEDIATRICA
Fondata nel 1963

 


 

LA CHIRURGIA PEDIATRICA IN ITALIA :

DATI PER CONTINUARE A RIFLETTERE

Gian Battista Parigi

Cattedra di Chirurgia Pediatrica, Dipartimento di Scienze Pediatriche,  Università degli Studi di Pavia e I.R.C.C.S. Policlinico "S.Matteo", Pavia

1         INTRODUZIONE

Sono trascorsi sette anni da quando, su mandato del Consiglio Direttivo della Società Italiana di Chirurgia Pediatrica (SICP), veniva condotto un "censimento" delle attività di Chirurgia Pediatrica in Italia. I risultati venivano presentati al XXIX Congresso della Società, celebratosi a Belgirate il 29 Settembre 1993, e pubblicati l'anno successivo sull'organo ufficiale della SICP (1) .

Gli anni da allora trascorsi sono relativamente pochi, ma numerosi e significativi sono i cambiamenti nel frattempo verificatisi: basti pensare alla nuova impostazione legislativa della Sanità in Italia, con l'epocale cambiamento derivante dall'introduzione del sistema di pagamento a prestazione;  alla situazione demografica italiana, con la costante contrazione delle nascite da un lato ed il progressivo apporto dell'immigrazione, in particolare di bambini, dall'altro; alla tumultuosa diffusione delle procedure computerizzate che ha radicalmente modificato l'impostazione dei metodi di raccolta e di accesso ai dati, da Internet alla registrazione in linea delle procedure di ricovero, e così via.

L'insieme di queste considerazioni ha spinto la nostra Società a interrogarsi nuovamente sulla situazione attuale e sulle prospettive future della disciplina, mediante un aggiornamento ed una rielaborazione dei dati presentati nel precedente studio.

2         METODOLOGIE ADOTTATE

L'esposizione dei dati verrà articolata in due parti, la prima relativa al quadro generale della situazione italiana (in particolare per quanto attiene l'andamento demografico e l'evoluzione delle attività degli Istituti di cura), la seconda relativa agli aspetti specifici della Chirurgia Pediatrica. Si farà costante riferimento alle tabelle contenute nel precedente studio, richiamate come: "Dati… - pag. / tab. x".

I dati di carattere generale sono stati desunti dal sito web e dal Bulletin Board System (BBS) dell'ISTAT  (2) : data la facile accessibilità a queste informazioni da parte di chiunque sia collegato ad Internet, si è decisamente ridotto in questo studio lo spazio loro  dedicato limitandone l'esposizione a quelli di maggiore interesse per la discussione. Per quanto riguarda quindi i dati relativi a numerosissimi indicatori socio-sanitari nelle regioni italiane (dal tasso di natimortalità, al numero di famiglie povere, alla spesa sanitaria, all'organizzazione ospedaliera, ecc.) si consiglia vivamente di visitare il sito. I dati qui contenuti sono inoltre tenuti costantemente aggiornati, sebbene con una costante "latenza"  di due-tre anni. Relativamente invece ai confronti con i dati socio-sanitari relativi ad altri Paesi si rinvia al sito ufficiale della C.I.A. (!) che offre, alle pagine di "The World Factbook" (3) , un ricchissimo ed aggiornato elenco di informazioni.

I dati specifici alla nostra disciplina sono stati raccolti mediante un questionario, decisamente più scarno rispetto a quello del precedente studio, inviato per posta ordinaria e/o elettronica agli Apicali di tutte le strutture censite dalla SICP (per le modalità di individuazione e di definizione di tali strutture vedi : Dati… - pag. 3). Anche in questa occasione tutte le strutture interpellate hanno risposto, sia per iscritto sia - in 4 casi - mediante intervista telefonica. Ove necessario i dati sono stati raggruppati per aree, individuate secondo quanto dettagliato in : Dati … - pag. 5

 

3         QUADRO GENERALE

3.1      Andamento demografico

La tab. 1a presenta i dati relativi alla popolazione residente per sesso e regione, identificando i residenti in età pediatrica (anche in questo lavoro intesa da 0 a 14 anni, per poter confrontare i dati con il precedente); la tab. 1b suddivide ulteriormente i residenti da 0 a 14 anni in quattro classi di età. Un sintetico confronto fra i dati presentati in queste tabelle e quelli omologhi di : Dati…- tab. 5 è offerto dalla tab. 1c. La tabella evidenzia in modo drammatico - qualora ce ne fosse ancora bisogno - la diminuzione della popolazione pediatrica in Italia, pari in termini assoluti a poco meno di 800.000 bambini ed in termini relativi all'1,6%, con un'incidenza sul totale della popolazione pari ad un misero 14,5%. Né si può fare troppo affidamento su ipotetiche riprese della natalità: se il 1996 ed il 1997 avevano fatto registrare una modesta inversione di tendenza nel costante calo di nascite (cfr. Dati…- figg. 11 e 12 e tab. 1d), i dati del 1998 e le proiezioni del 1999 lasciano presumere vicina la soglia delle 500.000 nascite / anno, quando una generazione fa si era ancora sopra il milione di nascite / anno. La stessa tab. 1d focalizza nella giusta misura anche l'entità del fenomeno immigratorio: sebbene molto enfatizzato dai media e certamente significativo in termini assoluti (si considera che almeno un terzo degli immigrati sia costituito da bambini, nell'ordine quindi dei 50.000 / anno), in termini relativi l'apporto dell'immigrazione per quanto riguarda la popolazione pediatrica si attesta circa al 10% dell'incremento naturale "indigeno". Un numero che, seppur tutt'altro che trascurabile, non è però certamente in grado di colmare il vuoto lasciato da una contrazione delle nascite vicina al 50% negli ultimi 30 anni.

 

La situazione demografica italiana è ulteriormente fotografata dai dati di tab. 2, che elenca i principali indicatori demografici italiani alla fine del 1997 : fra gli altri dati si osservi come senza l'apporto del Sud e delle Isole la percentuale degli ultrasessantacinquenni supererebbe quella degli "under 14", e che ad onta di questo apporto il tasso di crescita naturale porti il segno negativo (-0,4 per 1000 ab.). Importante per le possibili implicazioni genetiche correlate alle primiparità  attempata è il dato dell'età media al primo parto, vicina o superiore ai 30 anni.

Significative differenze fra Centro-Nord e Sud-Isole si rilevano anche per quanto riguarda il quoziente generico di natalità ed il numero medio di figli per donna: si noti però che il tasso di crescita totale al Sud è inferiore alla media nazionale (1 vs 1,8 per 100 ab.), il che lascia temere che in breve anche l'apporto del Mezzogiorno si riduca ai ridottissimi termini del resto d'Italia. Ancora a proposito delle differenze fra le diverse aree geografiche meritano attenzione i dati circa la mortalità perinatale ed infantile, dove viene riconfermato il triste primato del Sud rispetto al Nord del Paese.

3.2      Evoluzione delle attività degli Istituti di cura

La legge 502/92 e le successive modificazioni ed integrazioni (D.L. 26/7/93,  L. 517/93, D.L. 603/94, L.724/94, L. 4/97) hanno comportato per la Sanità italiana un radicale cambiamento nelle modalità di erogazione delle cure (la cosiddetta "rivoluzione copernicana" della Sanità). Si ritiene utile valutare da un punto di vista anche quantitativo le reali modificazioni avvenute nel sistema sanitario del nostro  Paese, per poter meglio inquadrare le modificazioni verificatesi nella nostra disciplina (che dispone dell'1,48% del totale nazionale dei letti ospedalieri e ricovera l'1,56% del totale nazionale dei pazienti - dati relativi ai soli Istituti di cura pubblici). Si analizzino a questo scopo i dati di tab. 3c, costruita mettendo a confronto gli indicatori di attività degli Istituti di cura pubblici e privati nel 1991 (tab. 3a) e nel 1996 (tab. 3b), a riforma già da tre anni avviata.

Anche ad un'osservazione superficiale risulta evidente un significativo incremento nell'efficienza del nostro S.S.N. (almeno da un punto di vista meramente numerico). Di fronte ad una diminuzione del 12,5% del numero degli Istituti e del 5,1% dei posti letto si è registrato un aumento del 23,2% dei degenti, a fronte però di un aumento delle giornate di degenza contenuto all'1,6%; ciò è stato possibile contraendo del 13,9% la degenza media, passata da 10 a 8,6 giorni.

Considerazioni più critiche nascono invece dall'analisi dell'andamento del personale: ad un incremento del 4,3% del personale medico fa fronte una riduzione del personale sanitario ausiliario pari al 19,7%, ma un aumento di quello amministrativo e di supporto pari ad un mirabolante 142,8%. Nasce del tutto spontanea la domanda se la condivisibile  necessità di contenere la spesa sanitaria non abbia comportato un'aberrante deriva  di interesse dalla cura del paziente alla cura del budget.

 

4         QUADRO SPECIFICO

Il numero dei Centri di Chirurgia Pediatrica in Italia dal 1993 al 1998 non  ha subito variazioni di rilievo. Alla chiusura di due Centri (Genova Galliera e Napoli Pausilipon) ha fatto riscontro l'apertura di altri due (Savona e Modena) e lo sdoppiamento di uno (Bambino Gesù - Roma e Palidoro). Il numero totale è quindi passato da 57 a 58.

4.1      Distribuzione geografica

La tab. 4 dettaglia la distribuzione geografica dei 58 Centri e la loro densità relativa alla superficie ed al numero di lattanti e bambini serviti. Sono inoltre sottolineate le variazioni percentuali  rispetto alla media nazionale, da cui si evidenzia come al Nord vi sia una buona diffusione delle strutture sul territorio ed il miglior rapporto globale fra Centri e popolazione, fatta eccezione per la Lombardia dove si registra invece il maggior divario negativo dalla media nazionale. Il Centro risulta essere l'area con la minore densità di strutture e di posti letto per bambino, mentre il Sud offre la maggiore densità di Centri in relazione al territorio. Per un interessante confronto la tabella riporta anche gli analoghi dati relativi alle strutture di Pediatria presenti in Italia.

4.2      Medici strutturati ed in formazione

I dettagli relativi al personale strutturato e frequentatore (specializzandi, borsisti, volontari) sono presentati alla tab. 5, dove è anche segnalata la differenza rilevata in relazione al 1993. La tabella registra anche le carenze in organico segnalate dai singoli Centri: è da sottolineare tuttavia che tali carenze - pressoché sovrapponibili alla riduzione registrata nel personale strutturato - sono spesso da considerarsi poco più che virtuali, date le ben note difficoltà esistenti nel bandire e nel portare a compimento le relative procedure concorsuali.

La considerazione poi che il numero dei frequentatori è quasi quadruplo del numero totale di carenze in organico - indipendentemente dalla possibilità che queste vengano realmente coperte - induce ad un radicale ripensamento delle modalità di arruolamento di nuovi candidati alla professione di Chirurgo Pediatra. Si ricordi infatti che dal 1993 al 1998 le Scuole di Specializzazione in Chirurgia Pediatrica sono passate da 16 (vedi: Dati… - tab. 20) a 21 : sono state aperte infatti nuove Scuole a Torino, Brescia, Genova, Roma-Sapienza  e Roma-Cattolica.

Il D.M. 22/7/98 ha fissato il numero totale di Specializzandi in 38 per l'A.A. 1997/98, da portare a 48 per l'A.A. 1999/2000. In tal modo gli Specializzandi in Chirurgia Pediatrica costituirebbero il 2,9% del totale degli specializzandi di area chirurgica (1.647 in 416 Scuole attivate) : anche la considerazione che questo numero sia superiore al 10% del totale degli strutturati (48 vs 444) dovrebbe indurre a qualche riflessione. Se infatti la finalità delle nostre Scuole di Specialità è quella di costituire una sorta di ammortizzatore sociale, che vede nello sparagnino stipendio degli Specializzandi una sorta di "sussidio di disoccupazione", oppure di realizzare un'integrazione surrettizia degli organici, utile alla struttura per contenere le spese, allora si dovrebbe addirittura aumentarne il numero; se lo scopo è di saturare di Chirurghi Pediatri il S.S.N., "metastatizzandone" uno in ogni reparto di Chirurgia Generale, si deve considerare come questo preluda necessariamente alla riduzione radicale dei ricoveri in Chirurgia Pediatrica (e alla scomparsa di una buona parte delle strutture ?); se infine lo scopo è quello di preparare adeguatamente le nuove leve di Chirurghi Pediatri che prendano il posto dei ritirati dal lavoro (circa  10 / anno), allora diviene indispensabile diminuire drasticamente il numero degli Specializzandi, allineandoci alla media europea.

4.3      Attività di ricovero e cura

La tab. 6 riassume le attività di ricovero e cura di tipo ordinario ed in regime di Day Hospital suddivise per area geografica; la tab. 7 presenta gli stessi dati non in termini assoluti ma relativi alla popolazione residente in età pediatrica. La tabella consente di verificare che la distribuzione di medici e strutture è relativamente uniforme in tutto il Paese (eccettuando una relativa carenza di medici al Centro), analogamente a quanto rilevato nel 1993 (cfr : Dati…- tabb. 16 e 17), mentre è diminuito il divario tra Nord e Sud relativamente al numero di letti, ma per una più significativa diminuzione al Nord e  non per un aumento al Sud. Meno marcata rispetto al 1993 ma ancora ben evidente è la discrepanza fra il numero di interventi per 100.000 bambini rilevabile fra Sud e Nord Ovest (523 vs 987; + 188%, rispetto al + 216% del 1993), segno tangibile che il fenomeno dei "viaggi della speranza" già evidenziato in : Dati…- pag.18 è ancora tutt'altro che superato.

Le tab. 8a e 8b mettono a confronto le attività di ricovero e cura e l' "efficienza" dei medici nei due periodi di studio. Risulta evidente che ad una marcata riduzione del numero dei letti (e dei medici : cfr. tab. 5), rispettivamente pari al 24,8% ed al 9,6%, corrisponde un aumento nel numero dei ricoveri e degli interventi nell'ordine del 10%. I dati delle tabelle sottolineano quindi il netto miglioramento nella "produttività" di ogni singolo chirurgo pediatra (o, secondo i punti di vista, il netto peggioramento nel carico di lavoro dello stesso), pari ad oltre il 20% nel giro di soli cinque anni. Può risultare utile mettere a paragone questi risultati con l'andamento generale del S.S.N. sulla scorta dei dati presentati in tab. 3c, pur considerando la prima approssimazione derivante dal fatto che gli anni di riferimento non sono gli stessi nelle diverse tabelle (1993 vs 1998 per la Chirurgia Pediatrica, 1991 vs 1996 per l'intero S.S.N.). Si potrà verificare che la diminuzione dei nostri posti letto è stata di quasi cinque volte maggiore di quella su scala nazionale (-24,8% vs -5,1%), l'incremento dei nostri ricoveri più contenuto di quello nazionale (+9,1% vs +23,2%), a fronte però di una diminuzione del personale medico mentre su scala nazionale questo è aumentato (-9,6% vs +4,3%).

La tab. 9 riassume i più importanti indicatori globali di utilizzazione, la cui conoscenza sta diventando per i nostri apicali - manager apparentemente più importante delle nozioni scientifiche. La degenza media (giornate degenza / numero ricoveri) ed il tasso di occupazione letti (T.O.L.) [giornate degenza /  (letti x 365)] sono indicatori ben noti della quantità di risorse impiegate per il ripristino dello stato di salute. Forse meno noti sono l'indice di turnover  {[(letti x 365) - giornate degenza] / numero ricoveri}, misura che permette di confrontare in modo sintetico l'attività complessiva di un reparto misurando il numero medio di giorni in cui il letto rimane "vuoto" fra l'uno e l'altro ricovero, ed il rapporto pazienti/letto/anno (P/L/A : numero ricoveri / numero letti) che rappresenta il numero di pazienti che si avvicendano nell'occupazione di un letto in un anno. Dall'analisi di questi indicatori si deduce che il maggiore livello di efficienza in relazione alle strutture disponibili si registra al Centro, con il più alto T.O.L. e conseguentemente il più basso indice di turnover.

Dal confronto fra gli indicatori della Chirurgia Pediatrica e quelli nazionali risulta che il nostro tasso di occupazione letti è inferiore a quello globale (67,4% vs 74,5), pericolosamente basso e ben inferiore al fatidico 75% identificato dalla legge come livello minimo di T.O.L. al di sotto del quale si (dovrebbe) procedere alla riduzione dei posti letto od alla chiusura dei reparti sottoutilizzati. La degenza media è significativamente inferiore alla media nazionale (3,78 vs 8,6 giorni), e di conseguenza l'indice P/L/A è nettamente più elevato. Anche il nostro indice di turn-over è migliore rispetto a quello medio nazionale (2,25 giorni di "vuoto" fra un paziente e l'altro invece dei 2,94 in media nazionale).

La tab. 10 presenta la tipologia media delle strutture di Chirurgia Pediatrica; si confrontino i dati presentati con quelli di : Dati…- tab. 18. Dal confronto si può notare come la struttura-tipo di Chirurgia Pediatrica del 1998 rispetto a quella del 1993 ha in media un medico e otto letti di meno, ma ricovera ed opera circa 100 pazienti in più; a ciò si associa una significativa riduzione nei valori massimi del range di distribuzione, così confermando una più razionale utilizzazione della struttura.

4.4      Tipologia delle patologie trattate

Le ultime tabelle presentano in dettaglio la tipologia delle patologie trattate nelle nostre strutture. Questo tipo di studio, del tutto assente nel precedente lavoro, è stato reso possibile dal maggiore grado di informatizzazione degli Ospedali italiani derivante dall'uso generalizzato e dalla centralizzazione di tutte le schede di dimissione ospedaliera presso il Ministero della Sanità, che ha cortesemente fornito i dati di ricovero presso tutte le strutture codice 110 (Chirurgia Pediatrica) nell'anno 1996. Per poter gestire l'enorme massa di dati confluente al Ministero la codifica delle diagnosi, basata sui ben noti codici ICD-IX-CM, è stata limitata alle prime tre cifre, sufficienti ad identificare le categorie diagnostiche ma non le diagnosi specifiche (identificate dalla quarta e, ancora per poco in via sperimentale, dalla quinta cifra del codice). Questo fatto provoca alcune spiacevoli ma inevitabili generalizzazioni nell'elenco delle patologie: ad es., con il codice 750 si indicano le malformazioni congenite dell'apparato digerente superiore senza peraltro discriminare fra frenuli linguali brevi (750.0), ranule (750.2), atresie dell'esofago (750.3), stenosi del piloro (750.5), ernia iatale congenita (750.6), brachi- o megaesofago (750.8).

Ad onta di ciò i dati ministeriali consentono di formulare alcune interessantissime considerazioni sulla nostra specifica attività. Le 60.248 diagnosi registrate spaziano su ben 609 delle 999 categorie diagnostiche ICD-IX-CM (61% del totale); per 498 di queste però il numero totale dei pazienti dimessi non supera le 50 unità, e addirittura 118 risultano utilizzate una sola volta in tutto l'anno in tutto il territorio nazionale. Le classi diagnostiche con almeno 50 dimessi / anno sono però ancora 111, e si trovano elencate in tab. 11. Dall'esame della tabella si evince che le prime 7 diagnosi costituiscono da sole oltre la metà dei ricoveri (il 51,57%, per i pignoli), e sono rappresentate da patologie del tutto di  routine:  ernia inguinale, criptorchidismo, coliche addominali, appendicite acuta, fimosi, disturbi del rene e dell'uretere,  malformazioni congenite dell'apparato urinario.  Le grandi malformazioni congenite, il cui trattamento costituisce la specialità ed il vanto della nostra disciplina, ricadono tutte in classi diagnostiche la cui incidenza percentuale globale si misura agevolmente entro l'unità: su base nazionale non esistono quindi Centri che possano sopravvivere basandosi esclusivamente sui "grossi casi"  disdegnando la routine.

Le stesse diagnosi elencate in tab. 11 sono riassunte alla tab. 12 secondo le XVII grandi classi analitiche: si noti come le malattie dell'apparato digerente ed urinario, insieme alle malformazioni congenite, rappresentino oltre i due terzi (68,03%) della nostra attività.

La tab. 13 esprime il  tentativo di calcolare almeno in prima approssimazione il valore medio - anche pecuniario - della nostra attività (in termini tecnici, il valore del case mix). Il calcolo è stato eseguito prendendo in considerazione le 21 più frequenti  classi diagnostiche, rappresentate cioè ciascuna da almeno 500 pazienti, per un ammontare complessivamente pari al 70,6% del totale delle dimissioni; per ciascuna di queste si è indicato un "peso" secondo il sistema DRG (versione adottata in Lombardia). Per alcune classi l'attribuzione del DRG e quindi del "peso" è risultata univoca (l'ernia inguinale al DRG 163 ed al peso 0,4649, ad es.); per altre, quali le malformazioni congenite dell'apparato urinario dalle molte possibili attribuzioni DRG, si è prescelto quello più elevato fra i possibili "pesi ". Si è quindi proceduto al calcolo del peso assoluto di ciascuna classe diagnostica moltiplicando il peso relativo per il numero delle dimissioni, e dal peso assoluto complessivo si è dedotta la media, cioè l'indice di case-mix desiderato. Questo è risultato pari a 0,5626 : un valore che pone purtroppo la nostra disciplina fra le più "leggere" in termini non solo assoluti ma anche relativi nel contesto del S.S.N. Il fatto che anche questo dato sia una conseguenza della sistematica sottovalutazione del bambino nell'ambito del sistema DRG, più volte segnalato in letteratura (4,5,6), temo non impietosisca molto i nostri Direttori Generali alla ricerca del pareggio perduto.

4.5      Appropriatezza dei ricoveri

La tab. 14 mette infine in evidenza un problema che potrebbe divenire esiziale per la Chirurgia Pediatrica in Italia, quello della cosiddetta inappropriatezza dei ricoveri, ovvero del trattamento chirurgico dei bambini da parte dei chirurghi generali. Viene a questo proposito spontanea la citazione del noto aforisma formulato da Sir Dennis Browne agli esordi della nostra disciplina : "The aim of paediatric surgery is to set a standard, not to create a monopoly". La frase, evidentemente coniata allora per tranquillizzare quei Chirurghi Generali  preoccupati della nascita di una disciplina vista come concorrenziale, sembra sia oggi sin troppo estensivamente interpretata  da quei Colleghi generali che, magari con la compiaciuta benevolenza se non incoraggiamento dei loro amministratori, trovano del tutto naturale cimentarsi occasionalmente nel trattamento chirurgico non solo dei bambini ma addirittura dei neonati (7) . E' spesso probabile sia l'anestesista che, forse meno stimolato da considerazioni di budget e più conscio del fatto  che il rischio anestesiologico è aumentato di almeno 10 volte nel neonato rispetto al bambino (8) e in misura ancora maggiore nelle anestesie pediatriche occasionali (9), frena la disinvoltura del chirurgo generale di fronte al neonato ed al bambino. D'altra parte un servizio di Chirurgia Pediatrica non è costituito solo dal chirurgo e dall'anestesista, ma da tutto un insieme di personale, strutture e servizi specialistici ben specifici e codificati a prescindere dai quali lo standard di cura evocato da Dennis Browne non può assolutamente essere raggiunto, quale che sia la capacità e l'esperienza del chirurgo.

Se però da un lato è censurabile questo atteggiamento dei chirurghi generali, dall'altro non è oggettivamente proponibile per motivi logistici il ricovero in strutture di Chirurgia Pediatrica di tutta la patologia chirurgica infantile, anche a prescindere da considerazioni di ordine amministrativo o medico legale. Ai vantaggi di centralizzare tutti i casi  (sviluppo di una elevata esperienza specifica, disponibilità di servizi specialistici di alto livello, possibilità di fornire un adeguato addestramento agli specializzandi) si contrappongono infatti svantaggi quali la perdita di esperienza a livello locale ed il disagio derivante ai pazienti che dovessero trasferirsi di un centinaio di chilometri per patologie di modesta gravità (10). Si rende pertanto necessario ipotizzare una soluzione di compromesso che salvaguardi  sia la specificità dei servizi offerti dai Centri di Chirurgia Pediatrica sia la possibilità per i pazienti di essere trattati nell'ospedale vicino a casa.

Un possibile modello è quello delineato dalla BAPS (11) , che individua due livelli di Chirurgia Pediatrica, la specialistica e la non specialistica. Nella specialistica si include: a) la  chirurgia neonatale; b) alcune patologie specifiche (oncologia, patologia epatobiliare, patologie complesse gastrointestinali, malformazioni congenite, traumi maggiori, endocrinochirurgia); c) patologie chirurgiche anche semplici in bambini con malattie associate (ad es., un bambino affetto da ernia inguinale e cardiopatia congenita); d) l'urologia pediatrica. Nella non specialistica si includono alcune  procedure elettive (ernia, fimosi, criptorchidismo) e di urgenza (appendicite, scroto acuto, traumi minori). Ai  Centri di Chirurgia pediatrica dovrebbero essere riferiti tutti i casi di Chirurgia pediatrica specialistica, i casi di Chirurgia Pediatrica non specialistica in bambini di età inferiore ai 5 anni, tutti i casi chirurgici nei bambini abitanti entro una data distanza dal Centro (30 Km ?); agli altri Ospedali i casi di Chirurgia pediatrica non specialistica nei bambini di età superiore ai 5 anni. Al fine di garantire anche a questi bambini un adeguato standard di cure la BAPS propone che questi Centri non specialistici debbano avere un bacino d'utenza sufficientemente ampio (almeno 200.000 abitanti) per praticare un numero annuo di interventi tale da garantire un adeguato livello di competenza chirurgica ed anestesiologica; altrimenti viene raccomandato il trasferimento al Centro più vicino, anche per evitare implicanze di ordine medicolegale.

5         BIBLIOGRAFIA

1)     G.B.Parigi. La chirurgia pediatrica in Italia: dati per una riflessione. Rass.It.Chir.Ped., 36(suppl II): 1-27, 1994.

2)     www.istat.it/Primpag/sanita/indice.html

3)     www.odci.gov/cia/publications/factbook/index.html

4)     J.H. Muldoon: Structure and performance of different DRG classification systems for neonatal medicine. Pediatrics. 103(1 Suppl E): 302-318, 1999

5)     R.M: Hanson,  M.A.Phythian,  J.B. Jarvis, C. Stewart : The true cost of treating children.  Med-J-Aust.  169: S39-41, 1998

6)     P.D: Phelan :  Are casemix developments meeting the needs of paediatrics? Med-J-Aust. 161: S26-29,  1994

7)     G.B.Parigi, , R.Bragheri : Il bambino chirurgico in Ospedale: appropriatezza dei ricoveri pediatrici in Lombardia. Casemix Quarterly suppl. vol 1 (3): 89-94, 1999

8)     M.M. Cohen, C.B.Cameron, P.G. Duncan: Pediatric anesthesia morbidity and mortality in the perioperative period. Anesth.Analges. 70: 160-167, 1990.

9)     J.N. Lunn: Implication of the national confidential enquiry into perioperative deaths for paediatric anaesthesia. Paediatr.Anaesth. 2:69-72, 1992

10) G.S.Arul, R.D.Spicer: Where should paediatric surgery be performed ? Arch.Dis.Childh. 79:65-72, 1998

11) British Association of Paediatric Surgeons: A guide for purchasers of paediatric surgical services. London, 1995.